TG3 Lazio con Buongiorno Regione sul Polo della Logistica di Passo Corese

Il servizio che il TG3 Lazio con Buongiorno Regione ha realizzato il 9 dicembre 2010 in diretta da Passo Corese relativamente al Polo della Logistica. Conduce sul posto Alfredo Di Giovampaolo. Interviene Paolo Campanelli presidente dell’associazione Sabina Futura, Lorenzo Parlati presidente di Legambiente Lazio e Vincenzo Mazzeo sindaco di Fara in Sabina.

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Sabini giù dal trono. Da Cures al Polo Logistico di Passo Corese

Sabina Magazine, il periodico diretto da Maria Grazia Di Mario, dedica gran parte del numero di dicembre/gennaio 2011 al Polo della Logistica di Passo Corese, soprattutto relativamente alle questioni archeologiche.

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Cures: le ruspe cancellano la storia

Il Fatto Quotidiano dell’11 dicembre 2010 dedica una pagine a firma di Ferruccio Sansa, uno degli autori del libro La Colata, sull’operazione Polo della Logistica di Passo Corese.


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Segue testo.

MALITALIA

Cures: le ruspe cancellano la storia

Un enorme cantiere sulle colline di Rieti sopra ai resti dell’antica città sabina

FERRUCCIO SANSA

La tutela del patrimonio archeologico all’italiana: ruspe che lavorano senza sosta per realizzare dieci milioni di metri cubi di capannoni industriali e spianano le colline dove sorgeva la città sabina di Cures. Dove basta camminare nei campi per trovare resti di antiche ville, necropoli, acquedotti e templi. Siamo a Passo Corese (Rieti), a 40 chilometri da Roma: miliardi di euro di investimento per il cantiere più grande d’Italia. Un progetto voluto da centrosinistra, centrodestra e sindacati. Tutti d’accordo, tranne i comitati degli abitanti che si vedono scomparire le colline. E gli archeologi che qui speravano di poter trovare i resti della città di Numa Pompilio e Tito Tazio, antichi re di Roma.

Ormai è perfino difficile immaginare la vita degli antichi sabini, con l’immenso cantiere che stravolge il paesaggio. Allora il nostro viaggio deve partire da una fotografia: ecco una cascina, quella terra chiara che ti ricorda il sole e ti dice che sei al Sud. Poi i campi segnati da solchi precisi. È un’immagine recente, ma sembrano passati secoli. Adesso vedi soltanto caterpillar. I rilievi morbidi che segnavano il paesaggio sono spariti insieme con il profumo e i rumori della campagna. Senti soltanto quelli dei motori e voci di operai.

È il 2000 quando il Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti (un soggetto pubblico) lancia un nuovo piano regolatore consortile che prevede un Polo Logistico a Passo Corese. Sulle mappe è una grande macchia blu a due passi dal Tevere.

Basta sovrapporre la carta a quella tracciata dagli archeologi per accorgersi che la campagna qui è una miniera: ovunque trovi antichi cocci, resti millenari. Nel 1980 Maria Pia Muzzioli dedica a queste colline uno studio nella prestigiosa collana Forma Italiae. In pochi metri quadrati sono censiti 189 siti archeologici. Il risultato di uno studio del 2000 per la British School of Rome è ancora più sorprendente: una ricognizione superficiale rivela i resti di 13 ville. Senza contare i depositi di materiale antico e i 4 insediamenti del Paleolitico.

L’area è dentro al Parco archeologico

“È un sito ricchissimo perché la presenza dell’uomo comincia migliaia di anni fa e lascia tracce fino all’epoca romana. Qui si trovava l’antica Cures, con il suo porto sul Tevere. E forse anche le catacombe di Sant’Antimo”, è convinta l’archeologa Helga Di Giuseppe che ha lavorato con la British School. “La cosa più straordinaria – racconta Muzzioli – è, anzi era, il contesto, l’insieme, che si è mantenuto integro per migliaia di anni”.

Già, fino all’arrivo delle ruspe. È Paolo Campanelli (presidente dell’associazione Sabina Futura che si batte contro il progetto) a ripercorrere le tappe: “Nel 2001 un’inserzione invita le società a manifestare il loro interesse. Nel 2003… ma c’è stata una vera gara?… arriva la convenzione con l’Ati che realizza il progetto miliardario e avrà in concessione le aree per 99 anni”.

Intanto nel 2004 viene siglato il Piano Territoriale e Paesistico della Regione Lazio (presidente Francesco Storace): l’area dei capannoni è compresa nelle mappe delle zone a “vocazione di Parco Archeologico”. Non importa: il progetto va avanti. Ma che cosa prevede esattamente? Sembra l’Eden, a sfogliare l’opuscolo con cui gli enti locali – il comune di Fara Sabina e la Provincia di Rieti, entrambi di centrosinistra – informano i cittadini di quello che sta per accadere alla loro terra. “Il Polo logistico, la nuova risorsa di Passo Corese”, è il titolo. Poi fotografie di prati verdi, dove mamme con le carrozzine si muovono felici. Intanto nel 2009 con poche righe la Regione (guidata da Piero Marrazzo) approva una variante al piano regolatore consortile che porta la volumetria dei capannoni a quasi 10 milioni di metri cubi.

A confrontare le colline spianate dalle ruspe con le immagini dell’opuscolo viene qualche dubbio. Così come colpiscono al computer: “Duecento ettari di capannoni alti 15 metri, quasi l’equivalente di una città come Rieti”, raccontano all’associazione Sabina Futura. E snocciolano i dati: “Le ruspe si stanno portando via 1.400 ulivi, 3.000 viti, 3.000 alberi da frutto, cento ettari di coltivazione a foraggio e cento a grano”.

Non ci sono solo conseguenze sul patrimonio archeologico, ma anche sull’agricoltura. I sostenitori del progetto parlano di centinaia di nuovi posti di lavoro. Possibile, ma quanti ne sarebbero arrivati (e sono invece andati perduti) se una campagna intatta e vicina a Roma avesse investito nel turismo?

L’opera porterà 4 milioni di indennizzi

Fabio Melilli, presidente della Provincia di Rieti dal 2004 e presidente dell’assemblea regionale del Pd Lazio, si dice “favorevole” al progetto. Racconta: “È un’area strategica con l’autostrada e la ferrovia, è naturale che il Polo nasca qui”. E le critiche di abitanti e associazioni? “Legittime, ma tardive. Il progetto è di dieci anni fa, se lo avessimo bloccato avremmo dovuto pagare milioni di risarcimento”. Ma i resti archeologici? “La Sovrintendenza finora non ha trovato nulla di straordinario”. Questa è una delle campagne più belle d’Italia, ogni weekend vengono migliaia di romani in cerca del verde… “Vero, siamo nella Val d’Orcia del Lazio…”. Ma in Toscana non costruiscono 300 ettari di capannoni… “Si può ridurre l’impatto del Polo con strutture più attente all’ambiente”.

Chissà. Vincenzo Mazzeo, sindaco di Fara Sabina, difende il progetto: “Frange estreme lanciano messaggi apocalittici. Il Polo porterà lavoro. Noi abbiamo preteso che fossero realizzate opere viarie e depuratori”. La sinistra anche nel Lazio è amica del cemento? “Falso, noi abbiamo stoppato il mega-progetto di un nodo intermodale delle Ferrovie”. Mazzeo, però, aggiunge: “Io non ho più l’Ici sulla prima casa, dove prendo i soldi, come risolvo i problemi? Quest’opera ci porterà quattro milioni di indennizzi”. Il sindaco, come il presidente della Provincia, spiega: “Comunque il progetto è stato avviato prima del mio arrivo”. Ammette: “Quando vedo tutta quella roba là mi si chiude il cuore… A nessuno sta a cuore la Sabina più che a me, ho investito sulla produzione dell’olio, sull’ambiente. E da oggi cambieremo e invertiremo il ciclo”. Troppo tardi, forse.

Affare miliardario e mattone

Ma chi sta dietro il cantiere miliardario? Nella società Parco della Sabina spa che realizza l’opera sono soci (con l’1% ciascuno) la Provincia di Rieti, il Comune di Fara Sabina e il Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Rieti presieduto da Franco Ferroni. Ma la parte del leone l’hanno i privati: tra questi – con il 44% – la Seci che fa capo al Gruppo Maccaferri, uno dei giganti emiliani delle costruzioni. Il presidente Gaetano Maccaferri è anche stato numero uno dell’Associazione industriali di Bologna. Giuliano Montagnini, presidente della “Parco della Sabina”, siede in tante società immobiliari e miliane, a cominciare dalla Edilcoop.

Nel 2008, il Silp – sindacato di polizia della Cgil – parlava di “palesi tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata” proprio nella zona di Passo Corese. Spuntava il nome dei Casalesi, che hanno fatto la loro fortuna con il mattone. Anche se la camorra non c’entra con le società che realizzano il Polo,qualche cautela pare doverosa.

C’è anche chi teme che il Polo possa trasformarsi in una gigantesca operazione immobiliare. Avverte Campanelli: “Sono in costruzione a servizio del Polo un depuratore sufficiente per 30.000 abitanti e un campo pozzi capace di prelevare 1.300.000 litri d’acqua al giorno, cioè il fabbisogno di 25-30.000 abitanti. Non vorremmo che attraverso qualche alchimia all’italiana, come il Piano Casa della giunta Polverini o altri provvedimenti, si riuscisse a trasformare l’area in zona residenziale. Così sulle rive del Tevere potrebbe nascere una città grande come Rieti”.

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Inchiesta di EcoRadio sul Polo della Logistica di Passo Corese

Inchiesta di EcoRadio andata in onda il 2 dicembre 2010, contiene una intervista a Paolo Campanelli, presidente di Sabina Futura.

Ascolta l’inchiesta.

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Basta una variante e via con il cemento sugli scavi della Sabina

L’Unità dell’8 dicembre 2010 dedica ben due pagine di dossier a firma di Luca Del Fra sull’operazione Polo della Logistica di Passo Corese.

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Segue testo.

Basta una variante e via con il cemento sugli scavi della Sabina

Nella zona ci sono importanti reperti e testimonianze archeologiche ma sarà teatro di una delle maggiori speculazioni edilizie del Lazio

Il dossier
LUCA DEL FRA

ROMA
Quaranta ettari di paesaggio lunare, ed è solo l’inizio. Lo scenario agghiacciante si vede anche viaggiando sulla diramazione Salaria nei pressi di Passo Corese, nel Reatino, a pochi chilometri dalla capitale: le ruspe hanno sbancato le verdi colline dove in antico sorgevano gli insediamenti prima dei Sabini e poi dei Romani di cui restano importanti testimonianze archeologiche. È lo spazio dove dovrebbe sorgere un nuovo polo logistico per 10 milioni di metri cubi di costruzioni, su un’area complessiva di 190 ettari. Secondo il Piano territoriale e paesaggistico della Regione Lazio approvato nel 2008 invece farebbe parte del sistema agrario e avrebbe vocazione di parco archeologico. Insomma un bel progetto, che oltre alla terra movimenta pesanti interessi economici, agita l’ombra di poderose speculazioni immobiliari, ed è al centro di roventi polemiche, ricorsi, interrogazioni, denunce da parte della popolazione locale, che si è riunita in una battagliera “Associazione Sabina Futura”, oltre che delle associazioni ambientaliste e delle forze politiche. Il Wwf annuncia una denuncia alla Procura della Repubblica, un finale in tribunale per un film che hanno già chiamato “Il nuovo ratto delle sabine”, non nuovo sul territorio italiano. Proviamo a vederlo insieme.

Il progetto prende corpo alla fine degli anni 90, quando la provincia di Rieti attraversa una pesante recessione: per reagire, il Consorzio per lo sviluppo industriale di Rieti – ente pubblico – mette in campo l’idea della logistica, benché non trattandosi di attività produttiva abbia una scarsa ricaduta sull’occupazione. Il progetto è affidato, senza appalto ma per procedura cosiddetta d’interessamento, al Parco industriale della Sabina (PiS), società per azioni a capitale misto pubblico-privato, formula che consente più agevoli e disinvolte procedure, anche se il pubblico partecipa con uno striminzito 3%.

Una prima versione del progetto è approvata dalla Regione Lazio nel 2004, giunta Storace; tuttavia nel 2008 sotto la giunta Marrazzo viene varato un nuovo Piano territoriale e paesaggistico regionale (Ptpr) che sancisce la zona come agricola a vocazione di parco archeologico. E di motivi ce ne sono in abbondanza: siamo nel cuore della Sabina, una delle culle della civiltà romana, zona di fiorenti insediamenti – se ne contano dieci strati – dove da anni studiano archeologi italiani come Maria Pia Muzzioli e la British School at Rome, tra le più prestigiose al mondo.
Stranamente – si sussurra colpevolmente – nel Ptpr non si fa menzione del progetto del polo logistico, anche se dovrebbe sorgere in una zona dove abbondano siti che nelle mappe della regione risultano d’interesse archeologico. Così si arriva a una bella variante di progetto: l’area dove dovrebbe sorgere il polo è ridotta da 208 a 190 ettari, cresce invece esponenzialmente la zona edificabile: quella industriale da 3,8 a 6,9 milioni di metri cubi, con capannoni che raggiungeranno l’altezza di 15 metri – un palazzo di cinque piani–, cui vanno aggiunti servizi e artigianato, per un totale di 10 milioni di metri cubi, rispetto agli originali 6. Praticamente un raddoppio della cubatura che la Regione approva come «variante di lieve entità» nel 2009. Ed è su questo che Wwf e le altre associazioni puntano per la loro denuncia in procura.

Intanto la Soprintendenza ai beni archeologici compie i rilevamenti con tecniche antiquate e dà il via libera ai lavori in mezzo a furiose polemiche, mentre si sospettano pressioni sui tecnici. Malgrado le interrogazioni dei Radicali in Regione e del Pd in Parlamento, le ruspe entrano in azione a novembre spianando una zona collinare da cui nei giorni di tramontana si giungeva a vedere Roma, e perfino il «cuppolone»: in fondo le autorizzazioni ci sono e «tutto è regolare».

Restano le perplessità su un progetto inizialmente poco redditizio affidato in via “amichevole” a dei privati che si “sacrificano”, e che attraverso una “variante di lieve entità” – quasi il raddoppio della cubatura – si trasforma in appetitoso affare da centinaia di milioni di euro. Certo, potrebbero pure diventare miliardi: basterebbe riconvertire il Polo logistico in zona abitativa, procedura che oltre i finanziamenti europei consente un nuovo aumento di cubatura del 30% (per un totale di 13 milioni di metri cubi) e ben altre cifre di vendita.
Non a caso Giuliano Montagnini, amministratore delegato della Sec che detiene il 48% del PiS, società costruttrice del Polo, nonché presidente del PiS stesso in una recente intervista ha mostrato un notevole interesse per lo housing sociale, in luminosa consonanza con i progetti del piano casa del presidente della Regione Lazio Renata Polverini. I palazzinari romani già scaldano i muscoli.

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Polo della Logistica di Passo Corese – Informazioni di base

Molte delle informazioni che riguardano il Polo della Logistica sono contenute in questo sito, quella che segue è una raccolta di link verso alcune informazioni salienti.

Per iniziare, potete scaricate il “libro bianco” sul Polo della Logistica dal sito di Sabina Futura, entrando nella pagina Documenti e scorrendo fino alla voce libro bianco, o direttamente digitando l’indirizzo http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/libro-asi-pdf-2.pdf.

Il libro bianco racconta tutta la storia del Polo, ed è diviso in aree tematiche.
Di seguito un elenco delle aree tematiche con i link agli argomenti, sia sul libro bianco che altrove.
1) Definizione del problema
Volantino con descrizione generale http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/attenti-al-pacco-asi-passo-corese.pdf
Presentazione del problema http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/presentazione-17-11-2007.pdf
Con a pagina 27 una cartina del centro intermodale, del polo industriale e del paese di Passo Corese, alle pagine 40 e 41 le problematiche geologiche, alle pagine da 44 a 48 le foto dell’area, alle pagine da 64 a 70 il dissesto idrogeologico attuale in caso di forte pioggia.
2) Problemi archeologici
Mappe dei siti archeologici e del polo http://www.sabinafutura.it/wp-content/polo-e-5-fonti-A4-jpg-LR.jpg
Libro della British School sull’area http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/the-sabinensis-ager-revisited-ocr.pdf
Conferenza video dell’archeologa Prof.ssa Helga di Giuseppe della British School at Rome http://www.youtube.com/watch?v=O23L83XVY7Y&feature=player_embedded
3) Piano Territoriale Paesistico della Regione Lazio
Tavola B 365. In alto a destra si vedono i siti archeologici dell’area da Passo Corese a Montopoli http://www.regione.lazio.it/web2/contents/ptpr/tavola.php?tavola=B&img=Tavola_B/365_B.jpg
Tavola C 365. In alto a destra c’è la campitura in viola chiaro in diagonale: Area vocata a parco archeologico e culturale, subito sopra Passo Corese: il Polo ci cade dentro per buona parte…
http://www.regione.lazio.it/web2/contents/ptpr/tavola.php?tavola=C&img=Tavola_C/365_C.jpg
4) Il progetto del Polo della logistica
Progetto originale http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/burl-suppl-n1-n14-20-5-2004-ocr.pdf
Variante (BURL 2009) http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/burl-suppl-n61-n15-21-4-2009.pdf
Tra il progetto originale e la variante sembra che la cubatura aumenti da circa 6 milioni a circa 10 milioni di metri cubi. 10 milioni di metri cubi equivalgono al volume di una città di 130.000 persone (Terni + Viterbo) alle porte di Passo Corese.
5) L’informazione che è stata data sul progetto dai costruttori e dall’amministrazione comunale
Il depliant del consorzio (l’unico fino ad ora): prati verdi, gente che gioca e va in bicicletta, non si vede traccia di capannoni se non alla fine. Il progetto è un francobollino nelle ultime pagine http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/brochure-consorzio-asi-completa.pdf
6) Le leggi, le normative culturali e la partecipazione dei cittadini alle scelte decisionali
A pagina 11 del link al libro bianco c’è il Codice dei Beni Culturali e a pagina 17 la valutazione di impatto ambientale. Guardate in basso a pag 17, dove si dice che per piani e opere di grande importanza è prevista la consultazione della popolazione… http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/libro-asi-pdf-2.pdf
7) Lo studio di impatto ambientale
Alle pagine 12, 13, 14, 15 e 16 del libro bianco. Guardate, a pagina 12, la lista degli impegni che sono stati presi per salvaguardare la parte archeologica…
http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/libro-asi-pdf-2.pdf
8) Che tipo di lavoro nel progetto del Polo della Logistica
A pagina 18 del link al libro bianco: il lavoro che arriva e quello che si perde http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/libro-asi-pdf-2.pdf
9) E’ possibile uno sviluppo alternativo? Il turismo, l’artigianato e l’agricoltura
Alle pagine 19, 20 e 21 del link al libro bianco: il lavoro che arriva e quello che si perde
http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/libro-asi-pdf-2.pdf
10) Quali sono le tecnologie più moderne per indagare un’area archeologica?
Alle pagine 23, 24, 25 e 26 le tecniche moderne per indagare un’area archeologica. La spesa per le indagini svolte finora pare che abbia superato i due milioni di euro. La British School at Rome si are offerta di indagare tutta l’area con le prospezioni geofisiche per meno di 200.000 euro… http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/libro-asi-pdf-2.pdf
11) Alcune delle ultime proteste e le interrogazioni in Regione Lazio:
Radicali eletti nelle liste del Partito Democratico: http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/4-06028-zamparutti-4-2-2010.pdf
Radicali: http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/155-rossodivita-berardo-23-9-2010-ocr.pdf
Verdi: http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/richiesta-blocco-lavori-verdi-27-10-2010-ocr.pdf
Legambiente Bassa Sabina: http://www.sabinamagazine.it/sabina-attualita/1999-legambiente-bassa-sabina-non-vogliamo-il-polo-logistico.html
12) Come restare informati ed intervenire:
Su Facebook: No alla cementificazione selvaggia della Sabina http://www.facebook.com/profile.php?id=1521066509#!/group.php?gid=127891785320
Su Facebook: Comitato Sabino http://www.facebook.com/profile.php?id=1521066509

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Vista d’insieme del Polo della Logistica e del Parco Archeologico

Da questa immagine è possibile vedere il Polo della Logistica di Passo Corese in relazione ai vari siti archeologici presenti e al Parco Archeologico indicato dal Piano Territoriale Paesistico Regionale del Lazio (PTPR). Fare clic sulla foto per ingrandire.

Mappa archeologica

In grigio il Polo della Logistica, cerchiati i vari siti, l'area del Parco Archeologico e racchiusa dal bordo giallo

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Conferenza della dott.ssa Helga Di Giuseppe, versione integrale

È stata pubblicata la versione integrale della conferenza tenuta dalla dott.ssa Helga Di Giuseppe il 30 gennaio 2010 nella Sala Farnese di Poggio Mirteto.

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Lettera al Prefetto

Per sua Eccellenza il Prefetto di Rieti Dott.ssa Chiara Merolla

E p/c
Dott.ssa Giovanna Alvino: Soprintendenza per i Beni Archeologi del Lazio, territorio di Rieti
Prof.ssa Maria Pia Muzzioli: Università di Tor Vergata, Roma
Prof. Alessandro Guidi: Università degli Studi Roma 3
Prof. Vincenzo Fiocchi Nicolai: Università degli Studi di Torvergata; Magnifico rettore del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana (PIAC), Accademico dei Lincei
Prof. Giovanni Colonna: Università degli Studi di Roma La Sapienza
Prof. Alessandro Morandi: Università degli Studi di Roma La Sapienza
Dott.ssa Paola Santoro: Direttrice degli scavi in Sabina per l’Istituto di Studi sulle Civiltà Italiche e del Mediterraneo Antico del CNR.
Dott.ssa Helen Patterson: British School of Rome
Prof. Simon Keay: Southampton University, attualmente responsabile per la sezione archeologica della British School at Rome
Prof. Federico Marazzi: Università Suor Orsola di Napoli
Prof.ssa Elvira Migliario: Università degli studi di Trento
Prof.ssa Mara Sternini: Università degli studi di Grosseto;
Dott. Robert Witcher: University of Durham
Dott. Steve Kay: British School of Rome

E p/c
Organi di stampa

E p/c
WWF nazionale
Italia Nostra nazionale
FAI nazionale
Legambiente nazionale

Gentile Prefetto

Richiediamo ancora una volta la Sua cortese attenzione a proposito del Polo della Logistica di Passo Corese, per sottoporle un importante documento visivo che, riferendosi a quanto già pubblicato, dovrebbe porre fine alle incertezze relative alla presenza o meno di importanti reperti archeologici sull’area in questione, in un periodo in cui la Soprintendenza di zona, per ovvii motivi di riserbo, non può pubblicare i dati relativi a nuovi ipotetici rinvenimenti dell’area ed è sottoposta a continui e pressanti inviti a svincolare l’area, come può evincersi da numerosi articoli apparsi sui quotidiani.

Per riprendere, in estrema sintesi, la questione, su un area di circa 200 ettari, subito a nord di Passo Corese, una decina di anni fa il Consorzio per lo Sviluppo Industriale di Rieti ha progettato, pur conoscendo l’esistenza di studi e presenze archeologiche sull’area, un Polo della Logistica che prevede un devastante sbancamento delle colline (parzialmente già in atto) e la costruzione di edifici industriali per alcuni milioni di metri cubi, accompagnati dalle loro infrastrutture.

Sull’area sono in corso da tempo le indagini della Soprintendenza, che a tutt’oggi ha indagato l’area per circa un terzo della superficie.

Sull’area hanno svolto indagini di ricognizione sia la Prof.ssa Maria Pia Muzzioli (nel 1980) sia un’équipe della British School di Roma (intorno al 2000), trovando nell’area archeologica moltissimi siti archeologici (rinvenendo su 41 campi 25 siti, cinque volte più numerosi rispetto a quelli che la Muzzioli aveva potuto vedere 20 anni prima), come documentato dalle pubblicazioni Forma Italiae Regio IV Volumen II (Leo Olschki Editore, MCMLXXX) e “The Sabinensis Ager Revisited: a field survey in the Sabina Tiberina” (Papers of the British School at Rome, Volume LXX, 2002, pp. 99-149)

Sull’area la Regione Lazio (2007) si è espressa indicandola come vocata a Parco Archeologico, nel suo PTPR (Tavola C20).
La Regione Lazio si è espressa sull’area anche nella Tavola B20, indicando i numerosi siti archeologici puntuali e la loro fascia di rispetto di 100 metri.

Sia il Consorzio che varie Associazioni legate al mondo dell’impresa insistono da tempo perché la Soprintendenza dia il via libera alla costruzione su tutta l’area.

Più volte, da parte degli stessi, (nonostante le indagini siano in corso e quindi non si conoscano ancora i risultati) è stato dichiarato pubblicamente che l’area in questione non contiene nulla di importante dal punto di vista archeologico.

Per dare una ulteriore validità scientifica alle argomentazioni di chi difende l’area dalle nuove costruzioni, ed intendendo sia le colline che il patrimonio Archeologico della Sabina come beni Statali Archeologici e Paesaggistici preziosi, da salvaguardare nell’interesse della comunità e da mettere a disposizione di un eventuale sviluppo dell’area che valorizzi le sue risorse naturali, le Associazioni firmatarie della presente lettera hanno invitato, sabato 30 gennaio 2010, presso la Sala Farnese di Poggio Mirteto, la Dott.ssa Helga Di Giuseppe, (v. curriculum) che lavora attualmente presso l’Associazione Internazionale di Archeologia Classica , a tenere una conferenza sulle indagini di superficie svolte nel 2000 da un’équipe di ricerca della British School at Rome di cui era allora parte.

Durante la conferenza, di cui abbiamo pubblicato sul web in un estratto in due parti, rispettivamente alla pagina web http://www.youtube.com/watch?v=2fnrC_kjPY0 ed alla pagina web http://www.youtube.com/watch?v=Uf4_XF0sIDc, si è evidenziata la presenza di numerose “ville di pregio con mosaici e marmi”, probabili “fattorie” o “ville medio-repubblicane”, di almeno un “luogo di culto” di epoca repubblicana, di un’area di industria litica, di varie aree ancora da indagare e sospette della presenza di altri siti, di “frammenti fittili”, di “strade principali e secondarie”, di “acquedotti sotterranei”, da cui si ricava l’idea che l’area è stata fortemente antropizzata per secoli, verosimilmente seguendo anche lo sviluppo dell’abitato antico di Cures Sabini che si trovava non lontano da questo luogo e che da un’osservazione non superficiale (come nel caso dell’indagine, condotta esclusivamente a livello di superficie attraverso la raccolta di frammenti, della British School), ma condotta con la dovuta calma e con mezzi come le prospezioni geofisiche (economiche e veloci) si potrà sicuramente ricavare un quadro della zona che potrà far luce sui modi della vita Romana in campagna nei secoli nei periodi in questione e riportare alla disponibilità della comunità Statale il patrimonio Archeologico dell’Area.

La Dott.ssa Di Giuseppe ha un curriculum scientifico di primaria importanza , come potrà osservare dal link che segue:
http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/curriculum-helga-di-giuseppe.pdf

Il testo integrale della conferenza del 30-01-2010 è alla pagina
http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/testo-conferenza-helga-di-giuseppe-poggio-mirteto.pdf

Lo studio originale della British School of Rome è scaricabile alla pagina
http://www.sabinafutura.it/wp-content/file/the-sabinensis-ager-revisited-ocr.pdf

Convinti che lo sviluppo non passi attraverso la distruzione del patrimonio pubblico di un’area, vorremmo chiederLe di aiutarci nella difesa di questi beni pubblici Statali, nell’interesse di tutta la popolazione Reatina ed Italiana, considerando che la zona in questione è quella del ratto delle Sabine e che ha dato i natali a ben due Re di Roma, con una fama che si estende ben al di là del nostro paese.

Alleghiamo una mappa abbastanza ben approssimata della zona, ottenuta sovrapponendo il profilo dell’intervento industriale (in nero) alla mappa aerea della zona e alle indicazioni di alcuni dei siti archeologici, in giallo ( i numeri si riferiscono rispettivamente allo studio citato della Prof. Muzzioli M… ed allo studio citato della British School at Rome …).
Le ruspe sono attualmente subito a sud della linea che va dal sito “M72” al sito “33”, un’asse stradale antico che, come è evidenziato dalla mappa, contiene ai suoi lati numerose presenze archeologiche, a distanza ravvicinata.
Già soltanto rispettando le fasce di rispetto di 100 metri tra un sito ed un altro, non si vede come sarebbe possibile oltrepassare l’antica strada.

Cordiali saluti

Legambiente Bassa Sabina
Arci Poggio Mirteto
Associazione Germogli
Associazione Amici del Museo Ercole Nardi
Associazione Sabina Futura
Associazione Sabina Radicale
Associazione Post Tribù

Mappa della zona

Mappa della zona

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L’area archeologica di Cures Sabini, conferenza di Helga Di Giuseppe

Pubblichiamo un estratto della conferenza tenuta dalla dott.ssa Helga Di Giuseppe il 30 gennaio 2010 nella Sala Farnese di Poggio Mirteto.

La conferenza dal titolo “L’area archeologica di Cures Sabini” riveste una grande importanza dal momento che presenta “The Sabinensis Ager Revisited”, pubblicazione del 2002 della British School of Rome che riporta l’esito della ricognizione, finanziata dalla British Academy sulla porzione di area di Cures Sabini che coincide attualmente a quella interessata da un progetto di sbancamento delle colline per la realizzazione di un Polo della Logistica a cura del Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti che ha affidato l’intera operazione immobiliare ad un SpA per il 97% a capitale privato.

La ricognizione è stata effettuata nel 2000 da una équipe di ricerca composta da cinque archeologi italiani e inglesi, tra cui John Williams, Steve Keay esperti ricognitori, Robert Witcher esperto in sistemi GIS, Marta Sansoni e Helga Di Giuseppe medesima esperte in materiale ceramico preromano, romano e tardoantico. Inoltre si è avvalsa della competenza di Andrea Schiappelli e Daria Ruggeri per l’identificazione dell’industria litica.

La conferenza è stata organizzata dalla Associazione Culturale Amici del Museo di Poggio Mirteto nell’ambito degli “Incontri del Sabato”.

Curriculum di Helga Di Giuseppe (PDF, 278 KB)

Pubblicazione The Sabinensis Ager Revisited, Papers of British School at Rome, n. 70, 2002 (PDF, 18 MB)

Testo integrale della conferenza della dott.ssa Helga Di Giuseppe (PDF, 139 KB)

Slide della conferenza (PDF, 28,4 MB)

Estratto della conferenza

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